Moria nei cieli e nei mari, brutta storia. Quasi un uccello su cinque (15%) e il 7,5% dei pesci marini sono a rischio di estinzione. Oltre al classico dei minacciati – gli squali- sono considerati «vulnerabili» anche specie gustose e commerciali come rombo, dentice e salmone. I dati arrivano dai nuovi rapporti prodotti da Unione mondiale della conservazione della natura e BirdLife International in occasione della settimana verde a Bruxelles.
Allarme rosso in Europa per quasi un uccello su cinque (15%) e per il 7,5% dei pesci marini, tutti a rischio estinzione. La novità è che oltre ai ben noti squali, a finire nel bollettino questa volta sono finite anche specie di interesse commerciale come rombo, dentice e salmone, che entrano nella categoria dei ‘vulnerabili’. I dati arrivano dai nuovi rapporti pubblicati dall’esecutivo Ue e prodotti da Unione mondiale della conservazione della natura (Iucn) e BirdLife International in occasione della ‘Settimana verde’, un maxi evento a Bruxelles che nell’edizione 2015 è dedicato a natura e biodiversità. La prima ‘lista rossà dell’Iucn sui pesci marini europei punta i riflettori sul 40,4% di squali e razze minacciati di estinzione, ma un altro dato che emerge, rispetto ai 1.220 pesci esaminati complessivamente, è che la maggioranza di quelli minacciati si trova nel Mediterraneo. Nella categoria ‘a rischio’ risultano specie una volta comuni come la cernia bruna (Epinephelus marginatus), mentre è crollata del 31% negli ultimi 27-29 anni anche la popolazione del rombo, un tempo molto diffuso.
Nemmeno il salmone atlantico se la passa bene: soffre di pesca eccessiva sia in mare sia nei fiumi, oltre che per inquinamento, perdita delle sue prede esaurite dalla pesca commerciale, ma anche per malattie e parassiti introdotti dai grandi allevamenti.
«Dobbiamo mantenere la biodiversità dell’Europa, alla base della nostra qualità della vita e della nostra economia, della nostra salute e del nostro benessere», ha commentato il primo vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans.
Questo patrimonio naturale «è minacciato e dobbiamo assicurarci che venga tutelato», ha sottolineato. I rapporti pubblicati oggi «contengono alcuni dati preoccupanti – ha aggiunto il commissario Ue all’ambiente, Karmenu Vella – ma mostrano anche il valore di azioni ben mirate per proteggere la biodiversità dalla quale dipendiamo».
Nella nuova lista rossa di BirdLife International, sulle 533 specie di uccelli esaminate a livello europeo sono 67 quelle a rischio estinzione, fra cui animali icona come la pavoncella gregaria, lo zigolo dal collare e il chiurlottello. La situazione non ha fatto che aggravarsi negli ultimi anni anche per altre specie note come tortora, beccaccia, pulcinella di mare, gazza marina, pispola. Sotto accusa sono il degrado dei terreni agricoli, la perdita di habitat e i cambiamenti climatici. La minaccia numero uno nei mari invece si chiama pesca eccessiva, seguita da sviluppo delle coste, trivellazioni, più inquinamento e ancora cambiamenti climatici.
Il Mar Mediterraneo continua a soffrire del “grave problema dell’eccesso di pesca”. A ribadire l’allarme è la Commissione europea, nel momento in cui tira le fila sugli ultimi dati scientifici a disposizione sulla salute dei suoi mari, da Nord a Sud, e lancia una consultazione sui prossimi piani di pesca del 2016 in Atlantico, Mare del Nord e Baltico. Mentre però Mare del Nord e Baltico fanno progressi, con oltre il 50% degli stock con catture a livello sostenibile nel 2014 (contro il 14% del 2009), la situazione del Mediterraneo è ancora negativa. Il 93% degli stock valutati non viene pescato in maniera sostenibile nel ‘Mare Nostrum’, riferisce Bruxelles.
Di qui l’appello del commissario Ue agli affari marittimi, Karmenu Vella, secondo cui “il successo visibile nella pesca al Nord prova che una gestione sostenibile è possibile” e nel caso del Mediterraneo “i nostri sforzi vanno aumentati”. “Dobbiamo sviluppare piani di gestione dell’Unione e piani regionali più efficaci”, ha detto Vella, convinto che “solo quando affronteremo la situazione nei nostri Stati membri, acquisteremo la credibilità necessaria per cominciare a discutere con i nostri partner nel Mediterraneo”.
La Stampa e Ansa – 7 giugno 2015