Alla fine le Casse di previdenza private hanno preparato tutte le carte e hanno deciso di portare la questione davanti alla Corte di Giustizia europea.
Il problema è quello delle nonne contenute nel decreto sulla spending review che hanno tagliato le spese non soltanto della pubblica amministrazione, ma anche delle Casse, nonostante la loro natura privatistica. Il decreto ha inciso, per esempio, sulle spese gestionali obbligando gli enti a ridurre i costi di trasferta ma anche le consulenze cui le Casse fanno ricorso per la gestione del patrimonio. Un taglio che gli enti considerano un’ingerenza nella loro autonomia gestionale e che potrebbe tra l’altro rivelarsi dannoso per la gestione. Anche perché a beneficiare di questa riduzione della spesa non saranno gli aderenti, in quanto la nonna prevede che le risorse risparmiate debbano essere versate ogni anno in un apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato. «Sui costi di gestione rispondiamo ai nostri iscritti», ha dichiarato ieri Andrea Camporese, presidente dell’Adepp, che è stato incaricato dall’assemblea dell’associazione di rappresentarle in sede europea, «e abbiamo già messo in campo politiche di risparmio che devono essere finalizzate alla gestione dell’Ente stesso». Davanti alla Corte di Lussemburgo è finita anche la questione fiscale: «Siamo l’unico Paese dell’Unione che applica agli Enti di previdenza un doppio balzello che tocca sia la pensione erogata sia i rendimenti con un’aliquota del 20% che si traduce in un costo annuo compreso tra 60 e 70 milioni», ha ricordato Camporese, che ha chiesto un incontro al premier, Mario Monti, sui temi della crescita e dello sviluppo. (riproduzione riservata)
MF – 7 settembre 2012